Intervista a Roland Manger, Partner e Co-founder di Earlybird

18 marzo 2019  



Lei è cofondatore e partner di Earlybird Venture Capital. Qual è il suo background e com'è arrivata la decisione di dare vita a questo progetto?

Quando studiavo Scienze informatiche, negli anni '80, ero particolarmente interessato alle tecnologie di rete e a quelle aree che poi si sono evolute fino a diventare le fondamenta tecniche di Internet. A metà anni '90, dopo qualche anno di esperienza da consulente strategico per tlc e media, mi sono reso conto che Internet stava per produrre un enorme impatto sul business, e che quindi non ci sarebbe stato momento migliore per diventare un imprenditore. Alcuni amici mi hanno invitato a unirmi a loro in una start-up, dove mi sono occupato del marketing e ho partecipato anche con un piccolo investimento. Siamo stati fortunati, e alla fine siamo diventati la prima società Internet tedesca a quotarsi in Borsa. All'epoca, altri amici con esperienza nel Private equity discutevano sulla possibilità che un Venture Capital sul modello di quello della Silicon Valley potesse funzionare in Europa, e mi hanno invitato a esplorare questa opportunità. Il risultato è che abbiamo fondato Earlybird.

Che tipo di fondo è Earlybird e qual è la sua storia?

Earlybird ha fatto tanta strada negli ultimi 20 anni. Quando è partito con un fondo Pre-Seed nel 1999, la situazione non era delle migliori dal momento che lo scoppio della bolla di Internet del 2001 si avvicinava. All'epoca, termini come startup e Venture Capital erano diventate praticamente delle parolacce. Siamo dovuti arrivare fino al 2005, con tre Ipo di successo e una grossa vendita, per provare l'efficacia della nostra investment hypothesis originaria. Oggi Earlybird è un gruppo che riunisce diverse partnership di Venture Capital, coprendo tre linee di fondi: Digital West (Early Stage, Western Europe), Digital East (Early Stage e Early Growth, Emerging Europe) e Health (pan European, medical technologies e digital health).

A quale genere di società siete maggiormente interessati e perché?

Assieme a Cem Sertoglu, Dan Lupu ed Evren Ucok ho dato avvio alla linea di fondi Digital East. Sono interessato soprattutto a fondatori fuori dalla norma dell'Europa emergente in grado di combinare un forte talento imprenditoriale con un’abilità superiore per la creazione di grandi prodotti e servizi tecnologici. E sono ancora più entusiasta quando questi prodotti hanno i numeri per conquistare il mercato globale. 
Per darvi un esempio: nel 2014 abbiamo scovato una piccola società a Bucarest che forniva servizi di know-how di livello mondiale su sistemi rule-based e controlli per interfacce utente ad altre società tech o grandi multinazionali in tutto il globo. Il fondatore cercava un modo per trasformare l'azienda in una vera e propria product company e aveva visto che la Robotic process automation stava apparendo all'orizzonte come una possibile nuova categoria di software. Ci è voluto un anno per convincerlo a farsi finanziare, ma alla fine la sua società UiPath ha davvero spiccato il volo. A giugno 2018 ha registrato ricavi annuali ricorrenti di 100 milioni di dollari. Le società in grado di crescere così velocemente sono rare, ma UiPath ci serve come modello ideale da tenere in mente nel nostro lavoro.

Come descriverebbe la vostra investment strategy, e quali sono i fattori principali su cui si basa? Potrebbe darci qualche esempio su come l'avete implementata e citarci alcuni dei vostri investimenti di maggior successo?

Il Venture Capital si basa principalmente sull’entrare in contatto con i migliori imprenditori che hanno creato, o stanno creando, nuove start-up. Alla luce dei fantastici ritorni che i migliori fondi di VC hanno generato, di questi tempi un ampio flusso di denaro si sta indirizzando verso il Venture Capital, o è già lì, in attesa di essere investito. L'idea alla base della nostra linea di fondi Digital East è semplice: se sai come trovare grandi imprenditori, ha senso cercarli dove non li cerca nessun altro. Ne sono convinto: il talento grezzo è distribuito equamente ovunque nel mondo, ma i capitali no. Internet, Google, il Cloud, il concetto di Inbound Marketing hanno reso il mondo davvero piatto per questi imprenditori. E il nostro lavoro è trovare i migliori di loro nell'Europa emergente e aiutarli ad avere successo nei rispettivi mercati in tutto il mondo. Ho già menzionato il caso di UiPath nel nostro Digital East Fund I. Ma ci sono altre società interessanti nello stesso fondo, come Hazelcast – originariamente una società di Istanbul, oggi con quartier generale a Palo Alto – che sono leader globali nei software per infrastrutture open core fast data, con centinaia di clienti inseriti nella classifica globale Fortune 1000. A metà del ciclo, dopo cinque anni, il fondo vanta un Irr netto del 59%, con un Nav in gran parte liquido.

Il motto di Earlybird è che «il domani appartiene a chi osa». Come applica questo motto? C'è stato un momento in cui Earlybird ha osato muoversi in una direzione che a nessun altro sarebbe parsa come quella giusta?

Credo che qualcuno dei miei amici abbia messo in discussione il mio giudizio – e probabilmente vi abbia intravisto i segnali di un’imminente crisi di mezza età – quando ho iniziato a cercare investimenti deep tech in Turchia, Romania e altri posti che normalmente non sarebbero i primi a venirci in mente se qualcuno ci chiedesse dove siano i migliori investimenti in Venture Capital a livello mondiale. Ma anche i miei partner nelle altre linee del fondo non sono così irreggimentati nelle opinioni comuni. Considerata la fortissima (e giustificata) eccitazione che circonda settori come Intelligenza artificiale, Internet of Things e altre aree su cui la maggior parte dei venture capitalist condividono un equanime entusiasmo, loro si stanno occupando di temi che alcuni potrebbero considerare più noiosi e meno apprezzati - come i device medicali - ma con un'eccellente comprensione del mercato e con il supporto di capitali “professionali” da parte di investitori che hanno già investito per anni nell'ecosistema dell'healthcare o sono essi stessi dei protagonisti dell'health tech (per esempio produttori di strumenti medicali o società di health insurance).

Lei avrebbe dovuto partecipare alla U-Start Academy come relatore nel panel “Debunking VC Funds Performances”, dove si è parlato dei differenti Kpi da tenere presenti per valutare la performance dei fondi. Vorrebbe condividere il suo pensiero al riguardo e spiegare quali Kpi utilizza e quali esclude per valutare l'andamento del fondo, e perché?

I fondi di Venture Capital sono notoriamente difficili da giudicare in termini di sostanza e potenziale. Per i primi quattro o cinque anni, i Kpi finanziari quasi non hanno alcun valore, e anche successivamente i metodi più orientati al market value, se usati da investitori che applicano diversi presupposti o diverse fonti di dati - possono offrire un ampio spettro di risultati per lo stesso asset nello stesso momento. Alla fine, i ritorni cash on cash contano, e il Nav è realmente indicativo del valore del fondo solo se gli asset sottostanti sono liquidi, cioè se teoricamente possono essere subito venduti al valore indicato dal Nav. Ma se si è disposti a prendersi il tempo (e il dolore) di osservare con attenzione i manager del fondo di Venture Capital, ci sono alcuni aspetti e alcuni comportamenti che possono dire qualcosa sulle chance di produrre alla fine dei buoni ritorni. E una sola generazione potrebbe non essere sufficiente.
Detto questo, io consiglierei di cercare manager che sono più interessati a imprenditori che hanno a cuore il loro prodotto e il loro personale, anziché fare riferimento alla copertura di stampa o alle vittorie nelle competizioni per imprenditori.

Questi manager di fondi capiscono la differenza tra rischio e incertezza?

Nel Venture Capital, dobbiamo fare i conti con l'incertezza ed è sempre una questione di scelte. Diversamente da quanto accade nel mondo probabilistico dei ritorni risk adjusted, nel nostro la volatilità è un fenomeno positivo perché offre diverse occasioni per dei “salti quantici” nel valore.
Ogni decisione o azione dovrebbe essere valutata per capire se possa avere un impatto positivo sul valore finale della propria scelta. Come professa Nassim Nicholas Taleb in Il Cigno nero, in condizioni di incertezza l'investitore non dovrebbe andarsene in giro a Wall Street ma piuttosto comportarsi come un flaneur (il cittadino colto che cammina per la città senza una meta precisa, ndr), cercando di essere acuto e lungimirante, ma sempre pronto a cambiare strada. Quindi porsi nelle condizioni di investire passo dopo passo, anziché impegnarsi subito con grosse somme, è un atteggiamento positivo. Avere un'ampia platea di co-investitori che la pensano allo stesso modo aiuta a ridurre le potenzialità negative della scelta di finanziare le inevitabili correzioni di rotta, e lasciare denaro sul tavolo per fondatori e dipendenti delle start-up è una buona cosa, perché allinea gli interessi di tutti nel cercare di arrivare al grande risultato. Tutto quello che crea incentivi “perversi”, come opzioni per liquidazioni elevate, soglie basate sui Kpi o altri complicati termini finanziari, riduce il valore delle scelte.

Se dovesse dare un consiglio a un family office che deve scegliere su quale fondo investire, quali metriche consiglierebbe di guardare?
Consiglierei di guardare  ai ritorni cash on cash. E in assenza di essi, al valore relativo degli asset davvero liquidi ancora detenuti dal fondo. Ma ancora più importanti sarebbero i valori intangibili che ho appena menzionato.

Quali sono secondo lei i settori di business più promettenti e dirompenti in questo momento?
Ciò che penso io conta poco. Siamo più interessanti a ciò che pensano i fondatori più brillanti della regione. Saranno loro a mostrarci la strada da seguire.

 

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